Sauro Cavallini - Biennale

La Florence Biennale ha conferito a Sauro Cavallini (1927-2016) il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla Carriera in memoriam “per aver magistralmente infuso, attraverso l’arte della scultura, vita alla forma conferendo levità e ritmo al bronzo di figure originali quanto armoniose, dalle anatomie di estrema naturalezza nella loro stilizzazione. Sculture, le sue, che sono espressione di uno straordinario estro creativo”. Hanno ritirato il premio Aine e Teo Cavallini.

Le opere di Sauro Cavallini in mostra alla Florence Biennale 2017

A celebrazione del grande scultore recentemente scomparso sono stati esposti, per la prima volta insieme, alla Fortezza da Basso dal 6 al 15 ottobre 2017, il disegno dell’Ultima cena (1979) e le tre opere minori in bronzo (ca. 1982-1987) nonché il busto di un discepolo facente parte dell’opera monumentale in gesso che raffigura lo stesso soggetto (1988), la cui fusione in bronzo è incompiuta. In questa mostra, realizzata in collaborazione con il Centro Studi Cavallini, si è così ripercorso il processo creativo del Maestro, il suo “fare” – dalla rappresentazione bidimensionale dell’idea di un’opera in divenire alla sua esplicitazione tridimensionale passando per almeno tre varianti certe prima di addivenire alla definizione finale, da cui si ricava il calco per la fusione in bronzo.

Sculture plastiche e mutevoli

La parabola artistica di Sauro Cavallini (La Spezia, 4 marzo 1927– Fiesole, 27 luglio 2016) è cominciata nei primi anni Cinquanta a Firenze, dove nel 1957 ha aperto il suo studio in via Orsammichele, dove ha iniziato a sperimentaremateriali diversi. Nel 1960 si è trasferito nella villa di Fiesole che, per volontà dei figli Teo e Aine, oggi ospita il centro studi a lui dedicato. Nel 1964 si è appassionato alla scultura in bronzo e ha realizzato il famoso Gatto che gli è valso il Premio Nazionale “Il Fiorino” a Palazzo Strozzi nel 1965. Nel 1966 ha completato la sua prima opera pubblica, il Volo di gabbiani, destinata alla nuova sede della RAI TV a Firenze. In quello stesso anno l’alluvione della città medicea ha segnato l’artista in modo indelebile (più di quanto faranno i soggiorni a Zurigo, Parigi, Londra e Detroit negli anni a venire), dal momento che si è dedicato al restauro di sculture in marmo alla Basilica di Santa Croce e al Museo del Bargello. Negli anni della maturità, Sauro Cavallini si è confrontato dunque con l’antico, per il quale aveva una spiccata sensibilità. Da autodidatta ha perfezionato la tecnica e sublimato il suo senso estetico, che si estrinseca in sculture con anatomie plastiche di estrema naturalezza, pur nella loro stilizzazione. Sculture all’apparenza mutevoli e mai statiche, se non per il tempo di un respiro.


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