SPECCHI LEGGERMENTE MODIFICATI - Biennale

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SPECCHI LEGGERMENTE MODIFICATI

Selezione di progetti multimediali a cura di Veronica Citi Libera Accademia di Belle Arti (LABA), Firenze.

Le dieci opere selezionate di studenti LABA provenienti dagli indirizzi di Fotografia e Graphic design & Multimedia sono per la maggior parte il frutto di un lavoro per la tesi di laurea alla Libera Accademia di Belle Arti e in tre casi di opere vincitrici o segnalate in un concorso interno. Si tratta di opere visuali, multimediali (short movies, video loop o slide show fotografici) dove si indaga sui temi dell’identità, della fragilità dell’essere in relazione al mondo. In questi lavori la camera, ovvero lo sguardo, si posa sulla realtà con la brama di uno specchio che indaga noi stessi, il paesaggio, il presente, il futuro. Partendo da un riflesso di vita, da un quesito reale lo modificano, lo elaborano, lo trasformano in racconto.

 

In alcuni casi si tratta di lavori dove, pur nella sperimentazione dei temi e della narrazione, si rintraccia un fil rouge di derivazione cinematografica, come vediamo nell’opera di Martina Salvo, Jiri, omaggio alla filmmaker indipendente Maya Deren in cui si analizzano i temi del doppio e dell’identità; gli stessi temi ma con piglio più noir sono alla base di UNUM La donna del ritratto di Luca Maxia. Il progetto di Jacopo Bellomo cerca invece la “strada di casa”, la propria identità, nel paesaggio di appartenenza, la Toscana, attraversandolo in lungo e in largo e plasmandolo sulla tavolozza del montaggio con colpi di mano rapidi e sicuri, Tuscany, My Way Home Is through You. Sono ancora moving images ma che respirano e ci guardano con la fissità del quadro le immagini di LAIC di Michele Arrabito, progetto pensato per una installazione in loop, dove si indaga il malessere delle nuove generazioni nella dipendenza da social network. Nel progetto ARSO di Leonardo Taddei sono immagini fotografiche e non video, ma scandiscono il tempo in una narrazione multimediale degna di nota che parla della memoria e della disgregazione. Identità anonime si sfaldano in una fragilità temporanea tutta terrena, innescando riflessioni filosofiche sull’uomo, il tempo, la morte.

 

Tema con cui si confronta anche il lavoro di Silvia Montevecchi Jisei No Ku, in cui l’autrice ispirandosi a poemi giapponesi che esprimono un addio al mondo, rielabora questa sensazione attraverso la fotografia, ricreando un mondo fantastico al di fuori del tempo e della realtà. In Gelida di Ana Maria Ursu il racconto è centrato sul proprio vissuto, svelando uno stato interiore con delicate metafore floreali. Costanza di Marta Guidotti, Flussi di incoscienza di Daniele Cecchi e Anxiety di Manuele Micheloni sono invece opere realizzate nell’ambito del corso di digital video che affrontano anch’esse il tema dell’identità e della fragilità dell’essere. Tutte le opere rielaborano e interpretano ognuna a suo modo il rapporto tra essere umano e paesaggio, domestico, urbano, a volte periferico, in cui si specchia e si distorce leggermente come un Narciso in cerca di sé.

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