Intervista a Giovanna Gentile Ferragamo - Biennale

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Intervista a Giovanna Gentile Ferragamo

Negli anni ’20 Salvatore Ferragamo si trasferì in California dove iniziò a lavorare per l’industria del cinema: cosa ci può ricordare di quel periodo?


Alcune tappe fondamentali caratterizzano la vicenda californiana di mio padre: la partenza dall’Italia nel 1915; il viaggio in terza classe sulla Stampalia per raggiungere i fratelli maggiori partiti qualche anno prima per il Nord America; il trasferimento a Santa Barbara in California, dove decise di unirsi a due dei fratelli, Alfonso e Secondino e di aprire con loro un negozio di riparazioni e di scarpe su misura.

 

Proprio da questo negozio cominciò la collaborazione con il mondo del cinema, in particolare con alcuni dei più famosi registi del tempo, David Wark Griffith, James Cruze, Raoul Walsh e Cecil B. DeMille. Per i loro film mio padre realizzò le calzature di protagonisti e comparse, guadagnandosi la stima della buona società californiana.

In pochi anni divenne uno “shoemaker” e uno “shoedesigner”, come lo definì la stampa americana, raggiungendo ben presto fama e notorietà.

E quando l’industria cinematografica si trasferì da Santa Barbara a Hollywood, lui la seguì inaugurando un nuovo negozio in Hollywood Boulevard, l’Hollywood Boot Shop, frequentato dalle star più celebri del tempo: Mary Pickford, Pola Negri, Charlie Chaplin, Joan Crawford, Lillian Gish e Rodolfo Valentino, con il quale instaurò rapporti non solo di lavoro ma anche di amicizia e quotidiana frequentazione.

 

Sono stati anni, quelli in California, intensi di sperimentazione e di innovazione che mio padre portò con sé al suo rientro in Italia nel 1927 come bagaglio d’esperienza fondamentale.

Salvatore Ferragamo rivoluzionò le calzature femminili realizzando il prodotto che sarebbe poi diventato il pezzo iconico dell’azienda: il sandalo. Come concepì questa idea?


Il sandalo Rainbow, certamente! Erano gli anni duri dell’autarchia quelli in cui mio padre, vulcanico artigiano, iniziò a realizzare le sue calzature più creative: spinto dalla necessità di trovare materiali alternativi trovò nel sughero, prodotto in Italia, un valido ingrediente per esprimersi.

 

Grazie all’inventiva che aveva già maturato durante la sua esperienza americana il sughero divenne l’anima del tacco del sandalo Rainbow, realizzato per Judy Gardland nel 1938.
Quel sandalo icona era pertanto simbolo di un’epoca, e la sua originalità è tutt’oggi manifesta e, oserei dire, non superata.

 

Da lì in poi il sandalo venne sviluppato in diverse forme e con altri materiali, cito anche il Sandalo Invisibile, con una tomaia creata attraverso l’intreccio del filo da pesca da poco sbarcato in Italia negli anni Quaranta. È un sandalo con il quale, nel 1947, mio padre vinse il premio Neiman Marcus assieme a Christian Dior che venne premiato durante la stessa cerimonia per l’Haute Couture.

Quali sono i punti di forza delle collezioni Ferragamo?


Continua ricerca e volontà di coniugare abilità artigianale italiana, qualità dei materiali ed innovazione, per creare prodotti di lusso rappresentativi del Made in Italy. Ogni oggetto reinterpreta con spirito contemporaneo i codici creativi della nostra tradizione.

 

Alla morte di Salvatore, Wanda Ferragamo prese le redini dell’azienda: come riuscì a gestire l’eredità impegnativa del marito? Quale è stato il ruolo della famiglia Ferragamo in questa nuova fase dello sviluppo dell’azienda?


Il successo dell’azienda era in quegli anni inarrestabile, ma nel 1960 purtroppo mio padre ci ha lasciati, lasciando sola mia madre, con la responsabilità di doversi prendere cura non solo della famiglia, ma anche degli affari.

Dopo la sua morte mia madre non ci pensò due volte a prendere in mano le redini dell’azienda a soli 39 anni, senza alcuna esperienza e con sei figli ancora piccoli. Nonostante l’inesperienza e il momento di lutto e dolore, dimostrò di avere una tempra eccezionale come donna d’affari e madre, continuando a portare al successo l’azienda che mio padre aveva fondato 33 anni prima, nel 1927.

Mia madre non si è limitata solo a mantenere in vita l’eredità ricevuta, ma ha dato il suo contributo personale portando la Maison a fare il grande salto nel mondo della moda.

Sotto la sua guida, grazie alla sua intelligenza e strategia commerciale, con l’aiuto di noi figli tutti impegnati in azienda fin da giovanissimi, l’azienda è passata dall’essere produttore di sole calzature al diventare anche produttore di abiti pret-à-porter e accessori, affermandosi come simbolo della moda italiana nel mondo.

 

Il suo impegno nell’azienda non è mai venuto meno negli anni e, anzi, ha continuato a dare un contributo fino alla sua morte, incurante dei suoi 96 anni e certa delle proprie capacità manageriali.

Le sue indiscutibili qualità come presidente della compagnia le hanno valso numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, come il premio “Donna Internazionale dell’Anno” nel 1982; inoltre, nel 1987 viene nominata Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana e nel 1995 è insignita dalla Regina d’Inghilterra del titolo di “Honorary Officer of British Empire”.

Quello che tutti ricordano di mia madre è la sua forza di fronte alle intemperie della vita e, indubbiamente, la sua lungimiranza negli affari, che ha portato il brand Ferragamo ad arrivare al suo 91esimo anno di attività fruttuosa.

Nel maggio 1995 venne inaugurato il museo della famiglia Ferragamo: vuole parlarci di questo progetto e come si sta sviluppando?


Il Museo Ferragamo, sin dalla sua nascita, è stato pensato come un vero e proprio strumento aziendale, in grado di trasmettere e interpretare i valori materiali e immateriali del marchio, partendo dalla storia e dai temi di ricerca suggeriti dalla vita del fondatore.

Nel corso degli anni la mission dell’istituzione culturale è evoluta e, parallelamente alla trasmissione della favola del “ciabattino delle star” e delle sue calzature, nasce l’idea di richiamare attorno al museo il mondo dell’arte, ideando nuovi prodotti culturali basati sull’interazione dei valori Ferragamo e le espressioni artistiche contemporanee.

Tra i fattori che portano alla crescita istituzionale del museo e all’invenzione di prodotti culturali vincenti e moderni c’è la rinuncia ad un museo con collezione permanente e il definitivo passaggio a istituto museale dove vengono allestite esposizioni temporanee.

All’organizzazione delle mostre, segue l’attenzione verso nuove collaborazioni con altre istituzioni culturali, proponendo così esposizioni fuori sede e convegni su specifici temi che coinvolgono molti artisti e personalità del settore dell’arte.

Il museo svolge inoltre un’intensa attività didattica per ogni fascia d’età in collaborazione con la Fondazione Ferragamo, organizza infatti workshop dove i partecipanti sono chiamati a interagire con la storia del “calzolaio delle star”, con l’obiettivo di far conoscere i valori dell’artigianalità e rendere i partecipanti protagonisti di un’esperienza culturale unica.

 

Per l’azienda l’istituto museale e l’archivio sono due laboratori dove si indaga sulla storia e si sperimenta sugli oggetti della tradizione dando vita a nuove creazioni, prototipi e modelli rispettando i principi del marchio.

L’archivio e il museo sono inoltre elementi indispensabili di interazione con il territorio, come centri di promozione del dibattito culturale e come elementi dinamici per la formazione esterna e interna.

Ci sono punti di contatto tra design e arte contemporanea? Quali?


Assolutamente sì, capita spesso che chi si occupa di design ami l’arte e, a volte, sia addirittura un artista. L’arte contemporanea è l’espressione massima della contemporaneità appunto e il design tende sempre ad accompagnarla aggiungendo e dando funzionalità all’espressione artistica.

 

In occasione della XII Florence Biennale verrà conferito a Salvatore e Wanda Ferragamo il Premio Internazionale “Leonardo da Vinci” per il design nella moda. Cosa prova a riguardo?


I miei fratelli ed io siamo felici di poter ritirare questo bellissimo premio che ci rende ancora più orgogliosi dei nostri genitori che tanto hanno fatto con il loro lavoro e dedizione, non solo per noi figli a cui hanno trasmesso il forte attaccamento al lavoro, alla famiglia ed a tutti quei valori imprescindibili che ogni giorno ci permettono di andare avanti uniti e ci rendono capaci di affrontare le sfide quotidiane, ma anche a tutte le persone che da sempre lavorano con noi e che sono un patrimonio inestimabile ed è anche grazie a loro se oggi tanti bellissimi traguardi sono stati raggiunti.

 

Che rapporto ha la famiglia Ferragamo con Firenze, città che Salvatore scelse come sede principale della sua azienda?


A Firenze la Salvatore Ferragamo è stata fondata ed è cresciuta, traendo notorietà e impulso dall’humus culturale locale. Se l’arte rinascimentale e il patrimonio artistico fiorentino hanno rappresentato delle fonti inesorabili d’ispirazione per le scarpe ideate da mio padre, oggi noi come famiglia e azienda siamo impegnati attivamente nella tutela e nel restauro di alcuni simboli della città tra i quali mi piace ricordare il riallestimento di otto sale alla Galleria degli Uffizi, dedicate al secondo Quattrocento fiorentino, e il restauro della fontana del Nettuno in Piazza della Signoria.

Ci piace definire il nostro sostegno alle attività culturali di Firenze e il restauro di alcuni beni architettonici una collaborazione virtuosa tra pubblico e privato e un ringraziamento della nostra famiglia alla città e all’intenso sodalizio creato da mio padre che prosegue tuttora.

Tutto quello che abbiamo realizzato negli anni è dunque un modo per esprimere la nostra gratitudine a Firenze per quello che ci ha dato.

 

https://fondazione.ferragamo.com/ 

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