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TEMA DELLA XV FLORENCE BIENNALE
(23-31 OTTOBRE 2027)


A cura di Giovanni Cordoni

BEYOND THE SENSE OF TIME
Memory, Caducity and Eternity in Contemporary Art and Design

Dopo aver esplorato, nelle edizioni precedenti, temi legati all’identità e alle grandi dualità che attraversano l’esistenza, la Florence Biennale rivolge ora lo sguardo alla dimensione entro cui ogni esperienza prende forma e si trasforma: il tempo. 
 

Parafrasando il celebre saggio di Joshua Meyrowitz “Oltre il senso del luogo”, che anticipava le profonde trasformazioni sociali generate dai media elettronici e dalle reti digitali, il tema “Beyond the Sense of Time” (Oltre il senso del tempo) riflette su come le tecnologie contemporanee stiano modificando la nostra percezione della temporalità. 
 

Se i media hanno progressivamente dissolto il rapporto tradizionale tra esperienza sociale e spazio fisico, rendendo l’informazione ubiqua e simultanea, ciò è avvenuto soprattutto perché hanno trasformato il nostro modo di vivere il tempo. L’attesa si è ridotta, gli archivi del passato si sovrappongono a un presente continuo e gli eventi lontani si svolgono simultaneamente davanti ai nostri occhi. La vita contemporanea non si organizza più secondo sequenze chiaramente distinte — lavoro, intimità, memoria, immaginazione — ma all’interno di un flusso permanente in cui ogni momento può essere accessibile, condiviso e rivisitato. 
 

In questo contesto, la XVI Florence Biennale invita artisti e designer a riflettere sulla riconfigurazione dell’esperienza temporale attraverso tre dimensioni fondamentali: 
 

  • • Memory – la dimensione interiore del tempo, la stratificazione dell’esperienza e la persistenza del passato nel presente; 
  • • Caducity – la consapevolezza della finitudine e il carattere impermanente dell’esistenza; 
  • • Eternity – l’aspirazione umana verso l’assoluto e la ricerca di una continuità che trascenda il fluire del tempo. 

 

Nel corso della storia del pensiero, il tempo è stato oggetto di riflessione filosofica e scientifica. Per Isaac Newton esso era assoluto e uniforme, simile a un grande orologio cosmico. Con Albert Einstein questo paradigma cambiò radicalmente: spazio e tempo si unirono nel continuum dello spazio-tempo, una struttura dinamica che si deforma sotto l’azione della materia e dell’energia. 
 

Molto prima della fisica moderna, tuttavia, diverse tradizioni culturali avevano già interrogato la natura del tempo. Lucrezio osservava nel “De Rerum Natura” che il tempo non può essere percepito separatamente dal movimento delle cose. I Greci distinguevano tra Chrónos, il tempo lineare della successione, e Kairós, l’attimo decisivo da cogliere prima che svanisca. Nella filosofia indiana il tempo è spesso concepito come un processo ciclico, scandito da ritmi cosmici di creazione e dissoluzione; nel buddhismo l’impermanenza (anicca) rappresenta una caratteristica fondamentale dell’esistenza; nel taoismo, infine, il tempo è un movimento naturale al quale l’essere umano è chiamato ad accordarsi, seguendo l’armonia del Dao. 
 

Pur provenendo da contesti differenti, queste prospettive convergono nell’idea che il tempo non sia soltanto una misura astratta degli eventi, ma una dimensione viva che attraversa la natura e la coscienza. In modi diversi, esse richiamano tre esperienze fondamentali: la memoria, che conserva ciò che è stato; la caducità, che ricorda la fragilità di ogni forma; e l’eternità, intesa come intuizione di una continuità più profonda che attraversa il divenire. 
 

Arte, architettura, cinema e design hanno da sempre cercato di dare forma al tempo: rallentandolo, conservandolo, comprimendolo o trasformandolo in memoria, immagine e simbolo. 
 

Le pratiche artistiche contemporanee non si limitano a rappresentarlo: lo rendono percepibile. Attraverso immagini sospese, durate dilatate, archivi riattivati e processi generativi, artisti e designer rivelano la trama invisibile del divenire. 
 

Se la nostra epoca tende a comprimere il tempo in una perpetua immediatezza, l’arte può restituirgli profondità, riattivando il dialogo tra memoria e caducità, tra ciò che permane e ciò che inevitabilmente svanisce. 
 

“Beyond the Sense of Time” invita quindi artisti e designer a esplorare la relazione tra passato, presente e futuro, interrogandosi su come l’esperienza del tempo modelli la nostra percezione del mondo e di noi stessi. In questa prospettiva, l’arte diventa uno strumento privilegiato per rendere visibile la continuità che unisce generazioni, culture e immaginari. 
 

In un’epoca segnata da trasformazioni accelerate e da forti tensioni internazionali, riflettere sul tempo significa anche interrogarsi sulla memoria collettiva e sulla responsabilità verso il futuro. L’arte e il design possono contribuire a riattivare questa consapevolezza, ricordandoci il valore del tempo condiviso tra generazioni, culture e popoli diversi. In questa prospettiva, “Beyond the Sense of Time” diventa anche un invito a custodire la memoria del passato e a immaginare un futuro in cui dialogo e pace possano continuare a rappresentare un orizzonte condiviso per il futuro dell’umanità. 

Grafiche da Chiara Zhu

 

© Florence Biennale 2026

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