Florence Biennale 2019

18 – 27 Ottobre | Fortezza da Basso, Firenze

La natura multanime di Leonardo

ARS ET INGENIUM

Similitudine e Invenzione celebrando Leonardo da Vinci

In occasione delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, la Florence Biennale 2019 propone una riflessione sull’approccio conoscitivo e al tempo stesso creativo del Maestro del Rinascimento universalmente considerato quale genio di ogni tempo.

In particolare, il tema di Florence Biennale 2019 si focalizza sulla natura multanime di Leonardo, artista eccelso che a suo modo fu anche scienziato dedito allo studio spaziando attraverso diverse discipline –l’anatomia comparata, la botanica, la geologia, le leggi della fisica, anche intrecciando la cosmologia nei suoi studi della luce, e altro ancora. Come si legge nella sua lettera di presentazione a Ludovico Maria Sforza, detto ‘Ludovico il Moro’, Duca di Milano, Leonardo si dichiarava abile nel rappresentare qualsiasi cosa “in scultura di marmore, di bronzo & terra, similiter in pictura”. Ma era anche architetto atto a progettare ponti mobili, edifici e canali, nonché ingegnere capace di sintetizzare elementi visivi e strutturali in effetti pirotecnici, innovazioni d’artiglieria e congegni vari. Mise a punto un innovativo quanto ambizioso sistema di fusione ideato per “dare opera al cavallo di bronzo” commissionatogli da Ludovico il Moro nel 1482, di cui rimane traccia in alcuni disegni.

I Cavalli di Gustavo Aceves a Florence Biennale 2019: arte, anatomia e simboli

A risvegliare la memoria di quell’opera incompiuta è il Cavallo monumentale in bronzo bianco di Gustavo Aceves, installato nel cortile della Fortezza da Basso insieme a dodici Destrieri in sabbia e resina in occasione di Florence Biennale 2019 che vede lo scultore messicano ricevere il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla Carriera per la Scultura.

I Cavalli  del progetto Lapidarium mostrano una perfetta conoscenza dell’anatomia da parte dell’autore e, a tutta evidenza, sono frutto di un estro creativo che trae nutrimento dall’osservazione, dallo studio e dalla sperimentazione di materiali e processi – per certi versi alla maniera di Leonardo. Anche perché, al di là di un fare sapiente, è lo spirito di Aceves a conferire a ognuna delle sue opere una valenza simbolica che, ad arte, diventa essenza.

Da Leonardo a Zeffirelli: invenzioni per la magia dello spettacolo

I Cavalli  di Aceves si muovono idealmente sull’acqua per mezzo di barche o vagoni, un’allusione ai mezzi usati dai migranti. Nondimeno, quel particolare può farci ricordare le machine del Rinascimento usate per inscenare battaglie navali come la famosa naumachia del 1589 nel cortile di Palazzo Pitti (allagato per l’occasione). Ben prima di allora Leonardo aveva ideato e costruito automi e mirabili apparati scenici. Del Paradiso di Plutone, ad esempio, realizzato per la rappresentazione dell’Orfeo di Poliziano alla corte di Gian Galeazzo Sforza e successivamente a quella di Isabella d’Este-Gonzaga a Marmirolo intorno al 1490-91 è rimasta memoria nel Codice Arundel. Anonima è invece la descrizione del grande ingegno a cupola rotante, ovvero il “Paradiso con tutti li sette pianeti”, progettato e messo in scena da Leonardo per la Festa del Paradiso in occasione delle nozze di Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona il 13 gennaio 1490. E quale inventore di feste teatrali forte della tradizione dei festaioli fiorentini, Leonardo dilettò il pubblico dei suoi giorni anche con musica, favole e facezie.

Alla luce di tutto ciò, non si poteva non assegnare, in questa edizione di Florence Biennale 2019, il Premio Lorenzo il Magnifico alla Carriera per le Arti Visive e Performative a Franco Zeffirelli, genio del nostro tempo e prolifico creatore d’opera egli stesso, dal momento che ne ha messe in scena oltre cento nel corso della sua carriera a Londra, Milano, New York e Verona.

Nella città del suo famoso film, Romeo e Giulietta, una interminabile standing ovation ha accolto il suo ultimo allestimento all’arena de La Traviata, di cui ha firmato anche la regia. Oltre che nella cinematografia, Zeffirelli eccelleva pure nella scenografia e nei costumi poiché la sua abilità nel disegno assecondava perfettamente la sua fervida immaginazione. A giusta ragione, nel 2006, Zeffirelli dichiarò: “Non sono un regista di film. Sono un regista che usa diversi strumenti per esprimere i suoi sogni e raccontare storie per che fanno sognare”. Questo è esattamente ciò che erano gli inventori del Rinascimento – da Leonardo da Vinci a Bernardo Buontalenti e Inigo Jones, a Pio Enea II degli Obizzi più in là nel tempo.

Armonia ed estetica

Guardando a Leonardo quale exemplum per la creatività del contemporaneo, si vuole richiamare attenzione su come, coniugando la pratica artistica alla ricerca scientifica, non senza sperimentazione in ciascun ambito, egli abbia polverizzato l’antica distinzione fra artes mechanicae e artes liberales.

Così facendo nobilitò anzitutto la pittura, “scienza e legittima figlia di natura” in quanto essa “considera tutte le qualità continue e le qualità delle proporzioni d’ombre e lumi e distanze nella sua prospettiva” dunque, proprio come la musica e la geometria, è fondata sulle proporzioni armoniche. Perseguire l’armonia come valore estetico è un principio che avvicina culture orientali e occidentali nel mondo globale dell’arte, poiché offre terreno comune per una possibile valutazione ‘oggettiva’ di un’opera – sia essa figurativa, come i dipinti di Han Yuchen, o astratta come la serie di geometrie ideali monocrome di Mice Yankulovski, ispirata agli studi di Leonardo sull’acqua.

Osservare la natura per interpretare ad arte: similitudine e invenzione

Altri aspetti ancor oggi rilevanti emergono dal Trattato della pittura di Leonardo, per esempio l’idea che “l’ingegno del pittore vuole essere a similitudine dello specchio, il quale sempre si trasmuta nel colore di quella cosa, ch’egli ha per obietto, e di tante similitudini si empie tante sono le cose che gli sono contrapposte. Adunque conoscendo tu pittore non poter essere buono, se non sei universale maestro di contrafare con la tua arte tutte le qualità delle forme che produce la natura, le quali non saprai fare, se non le vedi, e ritraile nella mente”. Con Reflection of an Enigmatic Mind, una installazione realizzata con un ritratto stilizzato e uno specchio che ne riflette l’immagine dall’alto, Raffi Yedelian esprime il convincimento di Leonardo: capacità di osservazione e maestria sono fondamentali, ma il processo artistico non si estrinseca nella pura imitazione di ciò che è visibile. Figlio del suo tempo, Leonardo condivideva almeno in parte la Theologia platonica di Marsilio Ficino, che presumibilmente lesse in età adulta.

La sua era una visione del mondo che Michel Foucault ha sintetizzato come epistema del Rinascimento, un sistema di conoscenza basato sui concetti di similitudine e interpretazione per afferrare ciò che si cela nella affinità fra le cose, dando vita a un infinito sistema di rimandi.

La ricerca artistica e scientifica: l’esempio di Joanna Hoffamann a Florence Biennale 2019

In questa luce si fa più pregnante il pensiero di Leonardo secondo il quale “la deità ch’ha la scientia del pittore fa che la mente del pittore si trasmuta in una similitudine di mente divina”. Lo studio e l’interpretazione della natura ai fini della sua rappresentazione conferisce dunque alla intelligenza dell’artista l’estro creativo della mente divina, che della natura è Autore.

Artista e studiosa ospite di Florence Biennale 2019, Joanna Hoffmann si è confrontata con questo aspetto sviluppando, insieme al team di EpiLab, EpiMimesis-EpiZoneV: Shifting Identities.

Il progetto coniuga ricerca scientifica, arte e tecnologia per offrire una esperienza immersiva e multisensoriale entro un ambiente che include realtà virtuale e uno pseudo-ologramma. Guidato da una ‘donna vitruviana’, il visitatore interagisce in un labirinto immaginario di identità in continuo mutamento ispirato alla molecola fondamentale della vita (la molecola RNA) e catalizza il processo creativo. Mettendo in atto il principio di mimesi, il visitatore trasforma l’ambiente in cui si trova creando e scoprendo identità multiple, interdipendenti ed elusive che accendono l’immaginazione.

Seppure declinato in tutt’altra maniera e con strumenti diversi, anche Adoratorio ricerca e crea identità elusive interagendo con il pubblico nel quadro di One World One Face, progetto originale che coniuga similitudine e invenzione nella sua ricerca in fieri per inventare, combinando infiniti ritratti fotografici, il volto di una città – ideale come Monna Lisa. Leonardo contemplava anche questo tipo di approccio nel suo Trattato della Pittura dal momento che “nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni sì di componimenti di battaglie, d’animali e d’uomini, come di varî componimenti di paesi e di cose mostruose, come di diavoli e simili cose, perché saranno causa di farti onore”.

Refik Anadol e la percezione dinamica dello spazio. Melting Memories a Florence Biennale 2019

Artista visionario, Refik Anadol ricrea proprio quel processo per cui nelle cose indistinte l’immaginazione si desta attraverso opere come Melting Memories, in mostra al padiglione Spadolini in mostra a Florence Biennale 2019.

La sua ricerca artistica, che si estende in ambito scientifico e delle nuove tecnologie, apre la via per un ripensamento dell’estetica tenendo conto di una percezione dinamica dello spazio. Cogliere quel particolare aspetto parrebbe essere un elemento importante anche per altri artisti che sperimentano nuovi media, in particolare l’artista ospite Shan Shan Sheng, che presenta Universal Elements. Questo vale anche per Walter Gaudnek con il suo video Space Changer, Hans R.L. Schlegel, con un misterioso Pendolo e Pey Chwen Lin che dalla proiezione rotante dell’Uomo vitruviano di Leonardo crea il clone di Eva.

Il termine ‘clone’ potrebbe farci ripensare a una frase celebre di Leonardo “Quando lo spirito non collabora con le mani non c’è arte”. In che misura questa idea è  ancora accettabile oggi? Come rapportarla alla New Media Art? E che dire della creatività computazionale di intelligenza artificiale, o AI Art? Anche quella frontiera si può esplorare in mostra guardando ad Auria Kathi del duo artistico composto da Fabin Rasheed e Paul Sleeba. Questi ed altri aspetti saranno discussi nel corso della Giornata di Studi su Leonardo da Vinci in una sessione con relatori che sono studiosi e artisti. In altre sessioni alcuni direttori di musei e storici dell’arte specialisti di Leonardo da Vinci offriranno preziosi contributi.

Riscoprire Leonardo attraverso l’arte contemporanea

Il programma Florence Biennale 2019 include eventi a complemento della grande esposizione. Visitarla significa riscoprire l’eredità di Leonardo, inesauribile fonte di ispirazione da ormai cinque secoli, attraverso le interpretazioni contemporanee di autori con diversa provenienza, cultura, formazione e talento artistico a diversi stadi di carriera.

A costoro è rivolto l’invito, espresso con parole di Paul Valéry, a immaginare Leonardo all’opera e seguirlo “mentre si muove nell’unità opaca e densa del mondo ove la natura gli diventerà così familiare che egli la imiterà per raggiungerla, e finirà per imbattersi nella difficoltà di concepire un oggetto che essa non contiene”.

Le sculture cinetiche di Antony Howe a Florence Biennale 2019

Un artista che ha superato tale difficoltà grazie al suo genio e al suo estro creativo è senza dubbio Anthony Howe: le sue sculture cinetiche, che evocano forme della natura, sembrano prender vita al primo soffio di vento.

Omniverse, la sua ultima creazione, sarà installata nella sala ottagonale della Fortezza da Basso in occasione della XII Florence Biennale, capolavoro di architettura rinascimentale, esaltando così l’allure di di un opera magnifica. Questa visione ci mostra come la soglia tra passato e presente possa essere attraversata nello spazio-tempo di una dimensione artistica.

Le sfide alla contemporaneità: interrogativi e alcune risposte

In conclusione, Florence Biennale 2019 solleva domande e offre alcune possibili risposte alle sfide della contemporaneità – dal coniare una definizione della nozione di arte al ricercare valenze estetiche passando per un possibile affrancamento dalla presunta supremazia dell’arte concettuale e il ridimensionamento del fenomeno deskilling.

All’alba del nuovo millennio, il metodo di Leonardo appare una come una “luce”da seguire lungo una via di conoscenza e perfezione che parrebbe richiedere l’adozione di un approccio olistico per guardare all’individuo nella sua unità fisica, psichica e spirituale, così da poter cogliere appieno il valore di un artista e del suo fare. Come ci ha mostrato Rossano B. Maniscalchi con Light of Humanity, un tale estro creativo può sempre essere rivisitato e reinterpretato, dunque rivivificato con strumenti antichi e nuovi.